Friday, April 28, 2006

Here we are...



Sottotetto del Salone del complesso di Stupinigi (TO) - Documenti di cantiere, tratti da "Stupinigi", G. Gritella, Ed. Panini, 1987, Modena

Com’è cambiata l’organizzazione del cantiere oggi, e la competenza del progettista in relazione alla fabbrica dell’edificio! C’è una differenza importante tra il “sapere” e il “saper fare”: allora (nel Settecento) chi progettava “viveva” letteralmente sul cantiere; oggi, a causa dell’enorme sviluppo del settore edilizio (con un numero impressionante di lavoratori), e della complessità della normativa, che obbliga a reperire una varietà di figure professionali per redigere progetti di grandi opere, assistiamo ad una notevole distanza tra l’impresa e il progettista, il quale raramente si reca in cantiere e certo non ha un’idea così precisa del criterio di realizzazione dell‘opera, perché non ha più quella “forma mentis” di una volta , quella del capomastro.
Si può dire , insomma, che una volta il progettista era anche costruttore, con tutte le conseguenze del caso: la “scienza” era molto limitata, se commisurata all’esperienza. Oggi, i progettisti hanno la mente satura di scienza, e l’esperienza la devono acquisire in anni e anni, perché molto più “diluita” e filtrata dalle varie altre figure professionali (impresario, capocantiere, assistente di cantiere, ecc. ). Spesso si prova nostalgia dell'antica professione dell' architetto, e del forte contatto con la materia del costruito...

Friday, April 14, 2006

Seduced & Abandoned Cities

Ovvero, come le pubbliche amministrazioni cedono al fascino assassino dei grandi progettisti e dilapidano capitali in cambio dell’illusione dell’ “alta visibilità”.

Questo è un tema che mi sta molto a cuore, e ci sarebbe da parlarne per giorni. Riporto, per brevità, le immagini di una articolo apparso sul Giornale dell'Arte un anno e mezzo fa (settembre 2004, n. 235); quindi è un articolo vecchio ma il tema è attualissimo ed espresso e commentato quanto mai bene da Deyan Sudjc, Direttore della Biennale di Architettura del 2002 a Venezia.


da "Il Giornale dell' Arte" n. 235

Dunque, quando avete 10 minuti, prendetevi una pausa, e date un' occhiata. Ci ritroverete i soliti noti (tra cui sicuramente i due progettisti menzionati nel post precedente...a me molto cari...;-)


Wednesday, April 12, 2006

Genius loci



De Young Museum, San Francisco, USA. copyright © 2004 - 2006 archweb www.archweb.it
"Nella loro concezione del design, gli architetti sono stati fortemente influenzati da un vecchio mulino, una caratteristica costruzione in rame e legno che fu da loro scoperta nella vicina Ocean Beach, mentre un giorno facevano jogging seguendo il percorso attraverso il parco della Golden Gate, per avere una vista d’insieme del paesaggio circostante. Ed ecco che Jacques Herzog immagina e concepisce la facciata in rame del Museo de Young, con il suo complesso disegno di pannelli stampati alterni convessi e concavi. E’ come se fosse una sorta di sismografo in grado di registrare e trasmettere i cambiamenti di luce diurna e stagionali, quasi si trattasse di uno specchio d’acqua.Lo splendido design delle lastre di rame, impresse con disegni che si trasformano di cassetta in cassetta, è basato su foto digitalmente rielaborate dei numerosi alberi che abbelliscono il parco della Golden Gate" [Archweb]
Ecco un caso splendido di reinterpretazione della realtà, di ispirazione tratta dal sito d'intervento...il bello dell'architettura è proprio questo, ed è una capacità che non tutti hanno, nè si può acquisire: il saper "vedere" e "ascoltare" il luogo. E' il luogo stesso che ti indica la strada da seguire nella progettazione, ti lascia dei SEGNI (landmarks) che solo alcuni riescono a distinguere...per altri purtroppo, rimangono segni nell'acqua.
P.S. Per ricollegarci ai commenti al precedente post... in questi casi ecco che è sempre e comunque la realtà stessa ad essere il modello, la fonte di ispirazione per la creazione di un capolavoro.


Wednesday, April 05, 2006

Architettura e politica

Villa Adriana, Tivoli (RM) , Italy

Sembra che spesso l'imperatore Adriano in persona mettesse mano ai progetti il che, secondo Dione Cassio, portò ad un conflitto con Apollodoro di Damasco, architetto di corte ufficialmente investito dell'incarico progettuale.

"Gli mandò il progetto del tempio di Venere e Roma per dimostrargli che un grande lavoro poteva essere creato anche senza il suo aiuto, e chiese ad Apollodoro se la struttura progettata fosse soddisfacente. L’architetto in risposta dichiarò prima, riguardo al tempio, che avrebbe dovuto essere costruito su un terreno alto e che si sarebbero dovute scavare fondamenta profonde perché dominasse la Via sacra da una posizione più alta … In secondo luogo, per quanto concerne le statue, disse che erano state costruite troppo alte rispetto alla cella … Quando inviò un messaggio così arrogante ad Adriano, l’imperatore fu scoraggiato ed allo stesso tempo si adirò per aver commesso un errore non riparabile, e non si astenne né dal dolore né dall’ira, ma lo fece eliminare (Cass. Dio LXIX 4, 2-5)."


Quanto sono legate architettura e politica? Forse, indissolubilmente. E così è, da tempo immemorabile. L'intervento sul territorio ha , ahimè, un vincolo politico sempre e comunque; perfino negli appalti privati, il progettista deve essere sempre estremamente attento alle relazioni sociali e alle fittissime trame politiche in cui è inserito...

Gli estremisti costruiscono poco... a meno che non siano miliardari! (ed eccovi subito aperta la Porta degli
Orrori....)